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Guarire dagli attacchi di panico

a cura di Cinzia Gatti, psicologa

Gli attacchi di panico costringono con violenza dirompente a riprendere contatto con il proprio istinto.

Chi soffre di attacchi di panico viene con una certa ricorrenza  travolto da un'ondata di terrore, associato ad un senso di morte imminente che si manifesta, oltre che con la paura di impazzire, con sintomi somatici quali la tachicardia, la mancanza d'aria, la sudorazione, i disturbi addominali.

Il terrore panico è così terribile che spesso la persona che ne soffre finisce con l'evitare, di fatto limitando molto la sua vita, tutti i luoghi e le occasioni che possono essere collegate all'insorgere dei primi attacchi. 

La parola panico deve la sua origine al dio Pan, divinità della mitologia greca, che con il suo aspetto e le sua urla terrificanti induceva uno stato di intenso terrore nei viandanti da cui si sentiva infastidito e disturbato.
Il viandante, non diversamente da chi oggi è attanagliato dagli attacchi di panico, sentiva di essere completamente soggiogato da una potenza incontrollabile della natura.
La perdita del controllo su quanto avviene, la perdita di certezze e punti di riferimento nella propria vita, della familiarità con quanto poco prima era consueto richiamanp davvero lo scatenarsi della furia della natura.  

Perché si scatena questa forza violenta chiamata panico? Cosa è possibile fare per uscirne?

Prima di provare a rispondere a queste domande, è utile soffermarsi a considerare alcuni elementi che emergono dalla clinica. 
Solitamente gli attacchi di panico compaiono per la prima volta in coincidenza con qualche fase di transizione della vita: sposarsi, decidere di avere un figlio o di separarsi, iniziare un nuovo lavoro o scgliere la facoltà universitaria.
In altre parole si può dire, da una prospettiva strettamente descrittiva, che gli attacchi di panico appaiono in relazione a scelte di vita che gli individui devono effettuare.
Nelle persone affette da attacchi di panico appaiono poi di frequente alcuni tratti caratteriali comuni: l'incapacità di stare emotivamente soli e la tendenza a non esprimere i sentimenti negativi provati nei confronti delle differenti situazioni. 
Rispetto al primo tratto, è spesso facilmente riscontrabile come in questi pazienti l'attenzione sia completamente rivolta all'esterno: si tratta di persone che si amano e si approvano solo in relazione a quanto sono considerati e amati dagli altri.
Il paziente con attacchi di panico necessita così tanto dell'approvazione e della presenza dell'altro che finisce, pur di non incorrere nella sua disapprovazione e in una eventuale solitudine, con l'assumere atteggiamenti e compiere scelte esistenziali del tutto compiacenti con le aspettative altrui. 
In sostanza, la persona con attacchi di panico si adegua eccessivamente agli altri, anche a proprio detrimento. Osservando più attentamente, si potrà notare come questo adeguarsi alle aspettative altrui sia strettamente relato al secondo tratto caratteriale evidenziato, l'occultamento degli aspetti critici, ostili o ambivalenti. Infatti, è come se la persona che soffre di panico trattenesse i suoi dubbi, le sue paure, le sue perplessità, le sue fragilità. Per esempio, se deve nascere un bambino possono essere taciute o messe in sordina le paure suscitate dalla responsabilità che un figlio comporta; se si sta separando, la persona affetta da attacchi di panico trattiene le lacrime per la perdita che si sta consumando.
E' come se il panico fosse la manifestazione esplosiva di quanto viene celato e negato: ciò che non si è voluto ascoltare o vedere si ripropone con forza dirompente.
Ha scritto James Hillman, nel suo “Saggio su Pan”: “Se Pan è il dio della natura dentro di noi, allora egli è il nostro istinto”. 
Gli attacchi di panico si scatenano quando la persona si discosta eccessivamente dal suo istinto o, meglio, dal compiere scelte di vita che siano connesse con la propria autenticità.
Se il problema di fondo della persona sofferente di attacchi panico è connesso con il ritrovare la propria autenticità, il compito della terapia non può quindi esaurirsi nella sola risoluzione del sintomo.
Il percorso terapeutico deve aiutare il paziente ad elaborare e metabolizzare la sua paura di essere rifiutato e abbandonato.
Inoltre, la psicoterapia deve aiutare il paziente a coltivare la capacità di fermarsi ad ascoltare e a riflettere sui propri bisogni e sulle proprie inclinazioni più personali, che necessitano di trovare uno spazio adeguato nella vita.
La violenza brutale dell'attacco di panico costringe a fare “ritorno a se stessi” ed a dedicare le proprie energie psichiche a quello che Jung ha definito processo di individuazione, quel processo che consente di divenire quell'individuo unico e irripetibile che ognuno di noi è.

Torino, 12 luglio 2015.
a cura della dott.ssa Cinzia Gatti, psicologa